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Culturale 
di Daniela Saitta  
08/10/2013, 18:15



Loro-possono-ancora-sperare


 08/10/2013 ’  "Non vogliono rimanere qui" - è l’urlo quasi disperato che abbiamo colto tra le labbra del Prefetto di Catania, Maria Federico, durante le procedure di identificazione del gruppo di migr



"Non vogliono rimanere qui" - è l’urlo quasi disperato che abbiamo colto tra le labbra del Prefetto di Catania, Maria Federico, durante le procedure di identificazione del gruppo di migranti sbarcato oggi al Porto di Catania. 

Un destino fatalmente diverso rispetto a quello dei loro conterranei che due giorni fa sono morti al largo delle coste di Lampedusa. Loro possono ancora sperare. I migranti di stamattina sono tanti, forse troppi per Catania. Tra di loro ci sono 79 bambini, 48 donne e 136 uomini, la maggior parte di giovane età. 

Ci sono famiglie al completo, ragazzi e ragazze adolescenti, giovani uomini e soprattutto bambini, il cui sguardo ti trafigge con un velo di dolcezza e sincerità. Stanno bene complessivamente. In questo momento si trovano al Molo di Mezzogiorno, nella parte sud del porto. Molti si apprestano a ricevere cure dalla croce rossa, alcuni sono disidratati, altri visibilmente sconvolti e stanchi. 

Dopo un po’ di remissione, adesso sono in fila, aspettano di essere identificati e assistiti ma sono restii a lasciare le loro impronte. Nel pomeriggio, finite le operazioni, verranno trasferiti al "Palaspedini" di Catania. Una enorme tensostruttua è stata allestita dalla Forze dell’Ordine coadiuvate dalla Prefettura di Catania che ha organizzato sul molo un presidio medico insieme agli operatori del 118, alla Croce Rossa e alla Protezione Civile. 

Ma stanno bene! e per loro inizia adesso un lungo percorso assistenziale e burocratico che se saranno fortunati li condurrà alla meta desiderata. Quale meta però? Di certo non Catania, non la Sicilia e nemmeno l’Italia. "Non vogliono rimanere qui" gli immigrati sbarcati stamane a Catania, vogliono essere liberi di ripartire verso una terra più accogliente, più sicura e più civile della nostra. 

Vogliono raggiungere i loro cari, passati da qui e arrivati al traguardo, vogliono sognare e sperare, riprendere a vivere le loro esistenze con dignità. La stessa dignità che trapela dallo sguardo di quel ragazzino di circa 10 anni che ci osserva, ci scruta, cercando di dirci qualcosa e poi con un gesto naturale guarda in alto verso quel cielo, oggi sereno, che avrà guardato mille volte nel suo viaggio verso la meta e chissà quanto avrà sognato? chissà come si sarà immaginato l’Europa? Chissà se questa terra democratica, libera e pacifica sarà quella che si aspettava?   Vi lasciamo alle immagini che documentano lo sbarco di questa mattina presso il Porto di Catania, Molo di Mezzogiorno. 


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