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Culturale 
di Daniela Saitta  
13/02/2015, 20:31



La-comunicazione-pubblica-oggi,-il-punto-di-Alessandro-Papini
La-comunicazione-pubblica-oggi,-il-punto-di-Alessandro-Papini


 Abbiamo incontrato il milanese Alessandro Papini nell’ambito di un evento tenutosi qualche giorno fa a Catania, nella sala conferenze del Centro Fieristico Le Ciminiere e promosso dall’Assostampa Catania. Che cos’è la comunicazione pubblica? E dove



Giuseppe De Rita ha affermato "Lo Stato italiano non sa, per lunga tradizione, comunicare". E’ l’incipit del nostro blog ma è soprattutto un affermazione che risulta oggi più attuale che mai. In un periodo storico di profonda crisi istituzionale e politica, lo Stato italiano ha dimostrato di non aver la lungimiranza e la capacità di avviare azioni di comunicazione in grado di ristabilire "chiarezza", di spiegare, di semplificare e di parlare al cittadino con un linguaggio diretto. E’ mancata la partecipazione attiva del cittadino alla vita pubblica e, nonostante il fatto che in tanti millantano la capacità di saper comunicare, in realtà il concetto stesso di comunicazione pubblica è stato spesso stravolto secondo le esigenze dei governanti di turno. La dimostrazione è l’assenza totale di fondi destinati alla comunicazione da parte dei Ministeri e delle Funzioni più importanti dello Stato. 

In una recente intervista rilasciata all’Ordine dei Giornalisti il prof. Alessandro Papini, docente di comunicazione pubblica all’Università IULM di Milano, direttore del Master MASPI - Management della comunicazione pubblica ed autore dell’ormai famoso testo "Post-Comunicazione", ha commentato così la teoria di De Rita: 

"Lo Stato non Sto arrivando! comunicare. E’ la realtà di questi anni in cui molto si è fatto, ma poco si è prodotto in termini di efficacia comunicativa delle istituzioni. Questo spiega le difficoltà che oggi il Paese vive nel tentativo di organizzare proiezioni d’immagine coerenti con le proprie strutture d’interesse e più in generale a supporto di una identità competitiva ancora troppo fragile. Al contrario altri Paesi sono molto avanti nel branding pubblico e nella capacità di orientare le proprie logiche comunicative rispetto agli interessi di riferimento". 

Abbiamo incontrato il milanese Alessandro Papini nell’ambito di un evento tenutosi qualche giorno fa a Catania, nella sala conferenze del Centro Fieristico Le Ciminiere e promosso dall’Assostampa Catania. 

   

Che cos’è la comunicazione pubblica? E dove sta andando oggi? Sono alcune delle domande che abbiamo posto al docente milanese. Come si sta trasformando la professione del comunicatore pubblico alla luce delle nuove disposizioni di legge? 

"Non è semplice stabilire la direzione - per il prof. Papini. Il nuovo testo Post comunicazione cerca di fornire un quadro di analisi completo della situazione attuale della comunicazione pubblica in Italia che con la L. 4/2013 ha stabilito un nuovo assetto della materia e della professione nell’ambito del contesto pubblico nazionale". 

Cosa frena oggi la capacità di raccontare questo Paese in maniera efficace? 

"Alcuni freni sononproprio dentro lo Stato - ci spiega Papini -. Alla luce delle conseguenze avute dopo il ventennio fascista (che ha bloccato per certi versi la comunicazione istituzionale del Paese), si è scelto almeno fino agli anni 70 di non fare comunicazione pubblica per non fare propaganda e questo ha determinato un blocco nella comunicazione delle issues più importanti per lo Stato italiano. Si è determinato un gap comunicativo che la L. 150 del 2000 - la legge quadro sulla comunicazione pubblica - ha tentato di colmare ma senza esito positivo.  La legislazione non colma mai un gap culturale e la legge quadro non è stata in grado di innescare una cultura comunicativa adeguata al sistema e così quando c’è stato bisogno di tagliare si è tagliato proprio sulla comunicazione". 

Il decreto Monti ha tagliato dell’80% tutta la comunicazione pubblica in Italia causando uno stallo comunicativo dal quale non si riesce ad uscire. 

"Le funzioni più importanti dello Stato restano svuotate, senza badget, e questo non consente di fare comunicazione. E’ paradossale che nel momento di maggiore crisi si sia scelto di tagliare la forma più semplice ed efficace di superare la crisi: la comunicazione appunto. E’ stato una scelta politica facile per le istituzioni. Per questo motivo la 150/2000 non è stata capace di costruire una classe politica in grado di capire qual’è l’importanza della comunicazione". 



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