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Culturale 
di Daniela Saitta  
24/03/2015, 00:09

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Adriana-Pannitteri,-giornalista-di-Rai1-e-scrittrice:-"Nei-miei-libri-anche-i-miei-ricordi-siciliani"


 In una lunga intervista romana ci ha raccontato del suo lavoro e di come è cambiato il settore dell’informazione ma anche delle sue emozioni e dell’amore per la Sicilia



"Le passeggiate con mio nonno tra gli agrumeti intorno a Paternò, il profumo di quelle arance, il sole che sorge illuminando la piazza principale, gli uomini che arrivano al mattino, le loro voci, il rumore del tombino di Piazza Indipendenza, le campane che suonano scandendo il tempo che scorre lentamente ma in un’atmosfera sempre diversa". 

Sono i ricordi di una Paternò lontana nel tempo e allo stesso tempo perfettamente immutata, immagini particolari che ci presentano la città in una prospettiva diversa, probabilmente proprio in quella che le appartiene. Sono le parole di Adriana Pannitteri, giornalista di RaiUno e anche famosa scrittrice. Lei è nata a Roma ma da genitori siciliani, cresciuti a Paternò, città nella quale vive ancora parte della sua famiglia e dove lei torna spesso per ritrovare se stessa, la sua infanzia e i suoi affetti. Donna, mamma ma anche giornalista, nota al grande pubblico per essere da più di vent’anni uno dei volti più apprezzati e stimati dell’informazione italiana. Adriana è riuscita a realizzare il suo sogno, quello di "raccontare la verità" ed è lei la nostra protagonista di questa settimana.

L’abbiamo incontrata per voi a Roma, proprio in una delle piazze più popolate della capitale, il panorama stupendo di Piazza Trilussa ha fatto da scenario ad una lunga intervista. Ha parlato con noi del suo lavoro, di come è cambiato il settore dell’informazione negli anni, di internet ma anche delle sue emozioni, dei ricordi stupendi della sua adolescenza e della sua amata terra.
Adriana Pannitteri lavora in Rai dal 1990, è stata inviata di cronaca per molti anni, ha condotto nel 2010 la trasmissione Uno Mattina, oggi conduce una delle edizioni del TG1 e lavora al coordinamento della redazione del telegiornale. 

Raccontaci un po’ come si svolge il tuo lavoro in redazione? Qual è la giornata tipo di Adriana Pannitteri? 

"Beh, mi sveglio quasi sempre all’alba. Il mio lavoro in Rai si articola in due fasi che si alternano, quella della conduzione e quella del coordinamento della redazione. Nella seconda fase mi occupo della scelta delle notizie, della produzione, dei montaggi e di tutto quello che consente di mettere poi in onda le notizie ed informare il pubblico. Inoltre, viaggio spesso per lavoro e proprio in questi giorni sto realizzando una nuova inchiesta sugli ospedali psichiatrici che andrà in onda nei prossimi mesi". 

Nell’era della conoscenza, del web, dei blog e dell’informazione continua pensi che esista ancora l’informazione di qualità? Come è cambiato il modo di fare giornalismo negli ultimi anni secondo te? 
 

"Si, certamente esiste ancora l’informazione di qualità solo che bisogna saperla riconoscere. Il mondo del web ha sicuramente cambiato il settore dell’informazione determinando una 
esigenza di risparmio per tutte le redazioni. Anche la Rai sta subendo delle ristrutturazioni importanti ma è il sistema che lo richiede. Ricordo che quando partì il telegiornale di Mediaset per me il lavoro divenne più difficile. Correvo sempre per fare in modo che il giornalista inviato dalla concorrenza non arrivasse prima di me. Oggi però non è più così. La concorrenza esiste, c’è e non puoi fermare il flusso delle informazioni. Le notizie ci sono e vengono da ogni parte, sia dal web ma anche da Sky, dalle reti private, insomma dappertutto. Non puoi correre dietro tutti ma puoi lavorare ancora di più per riuscire a fare informazione nel modo migliore possibile. Ciò che invece bisognerebbe far comprendere al lettore è che non tutto quello che viaggia in rete è verità. Non bisogna ricevere le notizie passivamente. Bisogna fidarsi ma con moderazione. Il fatto stesso di essere giornalisti, di avere tanta visibilità ci impone di raccontare, eticamente e responsabilmente, la verità. Ma la rete spesso non ha controllo e la mancanza di verifica rende tutto più complicato da gestire". 

Fare i giornalisti significa spesso affrontare enormi sacrifici sia economicamente (vista la difficoltà di ottenere contratti consoni alla professione) sia perché, soprattutto per le donne, conciliare lavoro e famiglia è davvero arduo. Tu che consiglio daresti ai tuoi futuri colleghi? 

"Per un verso, devo dire con sincerità che prima era più difficile diventare giornalista rispetto ad oggi. Dovevi fare una gavetta nelle redazioni lunga e complicata. Oggi l’accesso alla professione, che avviene anche direttamente dalle Università o dalle scuole di specializzazione, rende tutto più diretto. Il giornalismo è una grande avventura ma può anche essere una grande delusione. Ci sono sempre condizionamenti che mettono limiti alla voglia di raccontare. Il mio consiglio è comunque quello di perseverare ed essere tenaci, di continuare ad essere determinati a scoprire le notizie". 

Tu sei nata a Roma ma spesso dici di sentirti siciliana. Che immagine hai della tua terra, che ricordi hai? 

"Si, certo. I miei genitori sono nati e cresciuti a Paternò, parte della mia famiglia vive in provincia di Catania ed è proprio per questo che anche io approfitto sempre dei momenti disponibili per tornare nella mia isola. Peraltro, proprio a Paternò ho presentato alcuni dei miei libri più importanti ed è proprio alla mia terra che mi sono spesso ispirata". 

In conclusione, puoi dirci cosa è per te la Sicilia? 

"I colori e gli odori degli aranceti di mio nonno, dove mi portava spesso da piccola. La capacità dei siciliani di dimostrare e regalare affetto. Il silenzio interrotto dai rumori delle piazze".

   



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