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Culturale 
di Daniela Saitta  
12/04/2015, 02:42

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 La cappella del SS. Crocifisso riaperta da alcuni giovani che si sono impegnati a ripulirla ma "con rispetto"




Una delle cappelle dell’ex Monastero dei Benedettini, dopo essere stata per anni utilizzata come deposito della Scuola Media Giovanni XXIII, è stata di recente restituita alla città grazie all’impegno di alcuni giovani, alla capacità ed alla voglia di agire secondo le regole e soprattutto grazie al bisogno di "esserci" e di partecipare al rinnovamento di tutto il centro storico di Paternò. Una cappella che - come ci dicono - "è stata solamente ripulita" - per consentire a centinaia di visitatori di ammirare ed apprezzare una parte del nostro patrimonio culturale sconosciuta a molti. 

Le tradizionali cerimonie per le festività pasquali a Paternò quest’anno sono state infatti caratterizzate da una serie di eventi di particolare interesse culturale tra cui soprattutto l’itinerario di arte e devozione denominato "Pascha" organizzato dalla Pro Loco. Una interessante e particolare passeggiata culturale tra le chiese della città durante la quale ci siamo imbattuti nella storia dei giovani della Congregazione SS. Crocifisso di Paternò, una storia innovativa questa volta per il passato "ritrovato". 

Grazie anche al percorso "Pascha", che ha esposto in molti luoghi sacri della città alcune opere di artisti noti al pubblico, decine di gruppi di visitatori hanno potuto apprezzare con stupore e meraviglia la piccola cappella del 700’ piena di immagini e oggetti sacri. 

Carmen Cottone della Congregazione del SS. Crocifisso ci racconta, infatti: "Da anni, insieme al nostro presidente Alfio Patanè, cercavamo di riaprire questa parte della cappella", un tempo utilizzata dalle monache del Monastero dei Benedettini come Parlatoio, luogo dove le religiose usavano colloquiare con i propri affetti. "Ma è stato solo grazie alla collaborazione dei fedeli - ci spiega - ed alle loro offerte che siamo riusciti a ripulire la cappella e ad abbellirla con tappeti e luci ma senza avviare nessun azione di ristrutturazione o restauro per le quali non siamo autorizzati". 

Ciò che ci stupisce della storia di Carmen e dei fedeli della congregazione non è solo la voglia di riaprire un bene tanto bello quanto importante ma è la capacità di "rispettarlo", la forza di agire con umiltà e di partecipare attivamente ad un progetto di rivalutazione"seguendo le regole". Quelle stesse regole che sono uguali per tutti, o almeno dovrebbero. 

Solo pochi mesi fa, infatti, siamo stati proprio noi - tra le pagine del quotidiano on line "Sud Press" - a raccontare quanto stava accadendo al piano di sotto della cappella appena riaperta dai giovani della Congregazione, ovvero nel cortile della Biblioteca comunale dove un gruppo di giovani, con il consenso verbale di alcuni rappresentanti della Giunta comunale, aveva iniziato a prendere a picconate i muri del cortile nell’intento - sicuramente lecito - di abbellirla ma non in quello di rispettarla


E ancora, sempre rimanendo sullo stesso argomento, è di pochi giorni fa la polemica tra le pagine dei giornali locali circa la scelta del sindaco di incaricare alcuni operai del comune di ridipingere, con colori ocra e marsala, le nicchie laterali della scalinata settecentesca che porta alla Matrice, senza chiedere autorizzazione agli organi preposti. Una scelta che non è piaciuta ad alcuni esponenti del consiglio comunale. 

Il punto è proprio questo per noi, è "il rispetto" che ci insegna Carmen con le sue parole. Il rispetto per le cose, le persone e le regole che dovrebbe essere punto centrale di una buona amministrazione. 

Perché avere rispetto non significa "restare immobili" e non agire per paura di sbagliare ma significa "agire con umiltà nel rispetto delle cose".


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