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Culturale 
di Daniela Saitta  
20/04/2015, 16:31

aperitivo, moda, musica, catania, MA



Barattè,-MA-si-va-al-Caffè-del-Porto.-Gli-aperitivi-catanesi-alla-moda


 Quello che Catania offre, tra swing, rock e blues. Una domenica particolare nella città degli aperitivi.



Quello che Catania offre, tra swing, rock e blues. Una domenica particolare nella città degli aperitivi. 

Domenica 19 aprile, ore 17.00. Stavo lavorando all’impaginazione della rivista letteraria Lunarionuovo, tra una tazza di caffè e qualche cioccolatino, quando all’improvviso il messaggio di una cara amica mi invita ad uscire per andare in un posto nuovo, il Barattè, un aperitivo organizzato nell’ambito di un originale mercatino dell’usato e del vintage, ma anche del baratto a suon di musica e cocktail alla mano, che si svolge dall’anno scorso a Catania in posti sempre diversi. 
Dal famoso pub Nievski allo Zo Centro Culture Contemporanee, dall’Ostello degli Elefanti al MA, per passare da Zeronove e finire alle Industrie, dove si sono riuniti per la settima volta un gruppo di ragazzi appassionati per vendere e scambiare oggetti antichi e non, abiti, scarpe, libri, vinili e persino macchine fotografiche dei primi del ’900. Insomma, io e due amiche siamo arrivate lì che erano le nove, il posto si prestava davvero bene, l’aria era allegra e lo swing faceva muovere a ritmo le gambe di tante coppie affiatate. Il contesto industrial chic contrastava bene sia con gli oggetti che con la gente presente che sembrava essersi fermata agli anni ’30, con i suoi vestitini leggeri, i capelli a caschetto e lo sguardo un po’ perso.   

Ci allontaniamo da quel microcosmo un po’ surreale, non senza aver acquistato qualcosa, e ci dirigiamo verso un must dei locali della Catania bene (e dintorni...), il MA, che è proprio ciò che mi sono ripetuta per 90 lunghi minuti ... MA che ci sto a fare qui? ... Ciò che prima era tutto un girare di caviglie affusolate, qui era un lento muoversi di occhi in cerca del bello o della bella da rimorchiare o dalle cui labbra pendere in attesa di un responso, tra le dita un calice di vino, esclusivamente rosso, da sorseggiare tra risatine, aperitivini, ammiccatine. Il tutto, comunque, rigorosamente e piacevolmente alla moda, un Cult della movida catanese

Finalmente decidiamo di andare via, e raggiungere altre amiche verso la meta finale della serata, il Caffè del Porto, per una domenica all’insegna della canzone italiana dagli anni ’60 agli ’80, rivisitata da una splendida voce femminile in chiave ora rock, ora funky, poi a tratti ska e infine metal. "Manufatti" il nome del quartetto che ha fatto cantare e ballare decine di ragazzi e ragazze in quel localino così accogliente e reale. Non avevamo bisogno di bere per essere su di giri, e tutto era così spontaneo come il sorriso della cantante. 

A un certo punto, però, non sentivo più alcun rumore, ho cercato lo sguardo delle mie amiche e, per quella strana magia che unisce le persone che si vogliono bene, ci siamo capite al volo. Noi lo sapevamo eppure continuavamo a divertirci. Noi lo sapevamo e non abbiamo fatto alcun minuto o ora di silenzio. Noi lo sapevamo e non abbiamo fatto nulla. 

Proprio al molo di fronte a quello in cui la musica impazzava, sono sbarcate in questi mesi centinaia di bare, in silenzio, senza nessuno ad accoglierli se non le forze dell’ordine. Centinaia di corpi su cui tutti in questi giorni hanno avuto da recriminare, colpevolizzare, commiserare, opinare. Centinaia di corpi che proprio ieri giacevano in mare nella totale indifferenza dell’Europa.

Io avrei voluto per loro solo un po’ di blues ...


    


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