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Culturale 
di Daniela Saitta  
22/04/2015, 03:21

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Antonella-Liotta:-"Il-potere-che-riconosco-è-quello-delle-responsabilità"


  Il Direttore Generale di Palazzo degli Elefanti si racconta ai nostri microfoni. Parla di tutto, dal piano anticorruzione del Comune alla vicenda di Piazzale Sanzio, dal rapporto con Crocetta fino a quello con la sua città.



Nelle stanze dei bottoni dei Palazzi siciliani è considerata oggi tra le donne più potenti di Sicilia. Non ama le luci dei riflettori, non accetta spesso interviste perchè preferisce non parlare di se ma delle "decisioni" che prende. Ha amministrato e diretto diversi Comuni siciliani e anche d’oltre Stretto. E’ stata Segretario Generale e Direttore Generale al Comune di Gela e Commissario Straordinario antimafia al Comune di Calatabiano, oltre che Commissario straordinario della Provincia di Catania. Il sindaco, Enzo Bianco, l’ha definita "la migliore". Ed oggi, in una lunga intervista, la dott.ssa Antonella Liotta, Direttore Generale del Comune di Catania, ci apre le porte della sua elegante stanza a Palazzo degli Elefanti e si racconta per la prima volta ai microfoni de Il Blog che Vale

Tantissimi i temi trattati - come noterete - dal piano anticorruzione del Comune di Catania fino alla recente vicenda del parcheggio di Piazzale Sanzio. E ancora, dal rapporto di amicizia che da anni la lega al presidente Rosario Crocetta fino alle esperienze in Calabria, lasciando spazio anche ai racconti della vita privata e al suo rapporto con la città di Paternò, dove ancora vive.

  • Dottoressa Liotta, oggi Lei ricopre uno dei ruoli più ambiti dell’amministrazione siciliana ed è anche la prima donna Direttore Generale del Comune di Catania. Ha mai subito forme di discriminazione per il semplice fatto di essere donna? 

"Personalmente non ritengo che la questione di genere possa determinare una differenza in positivo o in negativo nella professione - afferma. Io ho iniziato in un Comune della Calabria in cui non avevo nemmeno una dipendente donna, era il 1980 e avevo solo 24 anni. Ricordo che quando arrivai il sindaco mi disse: Volevo un segretario e invece mi hanno mandato una Quatraréddra (che in calabrese significa bambina). Dopo un mese non mi chiamavano più quadriarella ma cancariellu siciliano (ovvero terribile peperoncino). Sono gli uomini che approfittano del loro ruolo. Il collega uomo che siede ad una poltrona come la mia ritiene di non dovere dimostrare più nulla e quello diventa per lui un punto di debolezza. Le donne invece devono guadagnarsi tutto. Io so che quando ti siedi in una sedia da dirigente pubblico e utilizzi e gestisci risorse che non sono quelle di casa tua, hai il dovere di dimostrare continuamente di sapere garantire efficienza. Ritengo quindi che l’essere donna mi abbia dato un valore aggiunto". 

  • Negli ultimi due anni il suo nome è stato spesso nelle prime pagine dei giornali per l’importanza dei ruoli assunti. In molti per questo l’hanno definita come una tra le donne più potenti di Sicilia. Si riconosce in questa descrizione? 

"No sinceramente, non capisco di quale potere parlano. Non ho idea di cosa sia il potere, io faccio servizio. Se per loro il potere è inteso come responsabilità, ovvero la responsabilità di avere nelle mani le sorti del Comune di Catania dal punto di vista amministrativo, allora sì, quella responsabilità me la piglio tutta ed è il mio orgoglio. Io il termine potere lo intendo nel senso stesso della costituzione: non esiste potere senza responsabilità. Avere responsabilità significa tornare a casa la sera con le spalle pesanti per le scelte prese. Non è per nulla facile ottenere un risultato come quello letto nei giornali - riferendosi alla vicenda dell’annullamento dell’appalto del parcheggio di Piazzale Sanzio. Prendere un procedimento che era citato anche nelle sentenze penali e demolirlo dal punto di vista amministrativo costa fatica e nottate. Gli atti che avevano portato ad utilizzare le aree del parcheggio Sanzio a beneficio solo dei privati avevano determinato una chiara deviazione del fine della funzione pubblica". 

  • Quanti dipendenti ha il Comune di Catania? 

"3.034 dipendenti. Sono pochi perché il Comune di Firenze ne ha 4.400. E tenga conto - ci dice - che il Comune di Firenze ha 66 dirigenti e noi ne abbiamo appena 20. Siamo al limite delle posizioni dirigenziali ma il piano di riequilibrio ci costringe a fare una cura dimagrante. Io sono convinta che solo il ricambio della dirigenza darà una svolta definitiva a questo Comune". 

  • Come direttore generale ha già intrapreso azioni importanti. Quali sono le cose da cambiare e quali le aree più delicate da gestire? 

"Quando sono arrivata al Comune di Catania non esisteva nemmeno la sezione amministrazione trasparente, anche se doveva esserci già dal 2013. Oggi, invece, il miglioramento del sito del comune di Catania è sotto gli occhi di tutti. Ma la vera innovazione è quella del Piano Anti-corruzione. Il piano vigente 2015/17 è la risultante di un lavoro e di un processo che sta implementando regole nuove e trasparenza interna. La nuova legge anti-corruzione ci chiede di stabilire e rispettare regole, di essere efficienti, di standardizzare i processi per evitare la discrezionalità e le posizioni di rendita, sostanzialmente secondo me ci chiede di essere migliori. Noi continuiamo a fare il nostro lavoro nella consapevolezza che il miglioramento di un’organizzazione complessa consente il controllo sociale del cittadino e dei processi in cui si possono annodare i cortocircuiti. Paradossalmente - spiega la Liotta - in un sistema in cui la P.A. è efficiente e risponde in tempi certi non c’è bisogno di ricorrere al favore. Una P.A. trasparente taglia le gambe alla corruzione". 

"Per quanto riguarda le aree più delicate da gestire - continua - io sono convinta che si sia perso il senso costituzionale di disciplina e onore nella gestione della pubblica amministrazione italiana. Mi riferisco al regalo di natale, all’utilizzo trascurato dei beni dell’ufficio o alla consuetudine di uscire durante gli orari di lavoro. Si tratta di comportamenti che creano un uso favorevole al disprezzo delle regole e ai quali noi abbiamo detto no. Vogliamo puntare alla riscoperta dell’orgoglio del ruolo e ad un approccio culturale che stiamo completamente tentando di cambiare".
  • Lei ha diretto anche il Comune di Gela proprio nello stesso periodo in cui Rosario Crocetta era il sindaco minacciato dalla mafia e per questo sotto scorta. Cosa ricorda di quell’esperienza e del suo rapporto con l’attuale Presidente della Regione?
"Sono stati sette anni durissimi, anche sotto il profilo del modo di vivere e di lavorare. Crocetta era già sotto minaccia e sotto scorta e la mia stanza era in un corridoio dove c’erano solo le stanze del Sindaco e del Segretario chiuse tra due porte blindate. Per vivere quindici ore del proprio lavoro in quelle condizioni credo che ci voglia una forza d’animo non comune. Il rapporto poco compreso che io ho con l’amico Rosario - racconta Antonella Liotta - è proprio il frutto di quei sette anni, un rapporto di due persone che hanno vissuto in solitudine e che dividevano pure il pasto la sera dopo aver affrontato giornate di lavoro infinite. Solo lui e sola io - aggiunge - e il fatto che andassi con lui a cena mi aiutava a mangiare in sicurezza semplicemente perché lui aveva la scorta e io no. Questo è il rapporto tra me e Saro, io ho visto più lui che mio marito e mia figlia in quei sette anni. Per me è un grande amico. 

  

  • Tra gli incarichi di questi anni c’è stato anche quello come Commissario straordinario della Provincia di Catania che è anche stato oggetto di diverse polemiche. Lei come lo ha vissuto? 

"La Provincia è stata solo una parentesi nella mia carriera professionale. Un episodio che ha anche un pò oscurato il mio ruolo attuale di Segretario al Comune di Catania. Io ho sempre fatto il mestiere di Segretario Generale e ho i numeri per ricoprire la sede di Catania. Il fatto che abbia dovuto accettare quell’incarico perché il rapporto affettuosissimo che mi lega al presidente Crocetta era tale che non potevo dire di no, non ha nulla anche vedere con quella che è la mia identità professionale, alla quale non sono arrivata per rapporti di natura politica ma solo grazie ai miei 35 anni di onorata carriera". 

  • Pochi sanno che lei è nata, cresciuta e vive ancora a Paternò. Si sente ancora di rappresentare la sua città? 

"Io non ho mai trasferito la mia residenza da Paternò e sono orgogliosa di rimanerci. Le persone sanno che quando c’è bisogno di me io ci sono sempre per la mia città. Quando sono rimasta incinta di mia figlia ero ancora a Firenze per lavoro e in quel momento mi sono detta: voglio che mia figlia cresca aspirando le H o ricordando la sua tradizione e le sue origini? La risposta me la diedi tornando subito in Sicilia perché quando hai una vita nuova nella pancia scegli per amore e basta". 

  • Vista la situazione economica e sociale siciliana di oggi, si è pentita di essere tornata? 

"Devo dire che ogni tanto la voglia di andare via mi torna, la voglia di tornare in una dimensione in cui non si chiede alla tua professione e alla tua vita di affrontare continuamente un senso di pesantezza. Noi qui per ottenere una cosa dobbiamo faticare due volte. E’ un problema di reti di interessi che qui è troppo complicato"

  • Sul web si legge che i catanesi sono un popolo felice? Lei ci crede? 

"No, non ci credo. Io voglio sperare in una felicità consapevole di saper utilizzare le nostre meravigliose risorse". 


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