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Culturale 
di Daniela Saitta  
23/04/2015, 21:48

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F.-Pira:-"Bisogna-ripensare-il-ruolo-degli-uffici-stampa-nelle-Pa"


 Presentato a Catania il nuovo volume di Francesco Pira dal titolo "Comunicazione pubblica e d’impresa". Valeria Nicolosi a colloquio con il prof.



A proposito di comunicazione pubblica (che è uno degli argomenti più importanti di questo blog) è stato presentato nei giorni scorsi a Catania il nuovo volume di Francesco Pira e Andrea Altinier, dal titolo "Comunicazione pubblica e d’impresa". Il sociologo e giornalista, Francesco Pira, docente di comunicazione dell’Università di Messina, è stato ospite della rassegna "Un giornalista, un libro, un thé", il ciclo di presentazioni organizzato dall’Associazione della stampa di Catania e diretto dal segretario provinciale di Assostampa Catania, Daniele Lo Porto. 

Proprio al prof. Pira, abbiamo fatto alcune domande sullo stato attuale della comunicazione pubblica in Italia e sui possibili risvolti del settore alla luce delle nuove normative e dei tagli imposti alle amministrazioni pubbliche italiane. 

Prima di raccontarvi, però, vogliamo ricordare ai nostri lettori che questo blog nasce anche dall’esigenza di voler raccontare e monitorare i cambiamenti che avvengono nella Pubblica Amministrazione e nella sua capacità di comunicare in maniera efficace e diretta con i cittadini, primi attori della cosa pubblica. La formazione di una opinione pubblica condivisa e consapevole è la nostra passione ma soprattutto il nostro obiettivo. 
 
Con le normative degli ultimi anni si è imposto alla Pa di applicare tagli importanti alla spesa pubblica, sopratutto sulle risorse destinate alla comunicazione al cittadino. Lei cosa ne pensa?

"Io credo che bisogna ripensare la comunicazione pubblica - ha risposto il prof. Pira - anche alla luce del fatto che sono passati esattamente quindici anni dall’approvazione della legge quadro sulla comunicazione pubblica (L.150/2000) e che la stessa non ha avuto l’applicazione che tutti ci aspettavano. Le figure professionali richieste e citate nella norma sono cambiate grazie anche all’avvento dei nuovi media - ha aggiunto. E’ cambiato il modo di essere comunicatori pubblici e addetti stampa. In una gestione di "auto-comunicazione di massa", il politico che diventa amministratore preferisce twittare piuttosto che affidare il suo messaggio all’ufficio stampa o al portavoce. C’è un problema di velocità e di gestione delle notizie ma anche di vita stessa degli uffici stampa pubblici. E’ un momento in cui i giornalisti devono interrogarsi tantissimo su come sta cambiando il mestiere. La comunicazione deve ripensare il suo modo di esistere".

Lei parla spesso di Ufficio stampa ma sappiamo che la comunicazione pubblica non è solo quella che deriva dalle azioni degli addetti stampa ma anche e soprattutto da quella degli uffici destinati alla comunicazione e degli URP, che hanno il compito di comunicare in maniera diretta al cittadino. Crede che le Pa siano ancora in grado di comunicare? 

"Io credo - ha detto - che attualmente siano davvero pochi gli uffici pubblici dedicati esclusivamente alla comunicazione, le note DG Comunicazione. La cosa strana è che a fronte di un esigenza di comunicazione che cresce non si risponde adeguatamente. Oggi i primi fruitori dei comunicati stampa sono i giornali che lavorano nelle redazioni testate on-line ma spesso i comunicati stampa delle strutture pubbliche sono fatti alla vecchia maniera, non adeguati ai nuovi strumenti di comunicazione. Gli uffici stampa devono ripensare che il ruolo della comunicazione è totalmente cambiato". 

Come mai un libro che unisce le regole per la comunicazione pubblica con quelle per le imprese e il settore privato?

"Le aziende che comunicano in maniera efficace hanno compreso l’importanza della comunicazione integrata. Ci vogliono professionisti, sia nell’impresa che nella pubblica amministrazione, per garantire progetti strategici di comunicazione o affrontare con professionalità eventuali situazioni di crisi.Va ripensato anche il ruolo degli uffici stampa pubblici e vanno proposti strumenti di comunicazione con i media innovativi e competitivi". 


    


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