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Culturale 
di Daniela Saitta  
13/05/2015, 18:26

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Giornalismo-e-comunicazione-in-Sicilia.-Adriana-Laudani:-"Una-situazione-terribile"


 Amministrazioni che non comunicano, amministrazioni che non sono trasparenti. E’ lo scenario della Pa siciliana ma a parlarne oggi è uno dei fondatori della Legge quadro sulla comunicazione pubblica, Adriana Laudani.



Giornalismo e comunicazione. Una situazione insostenibile che spiega la mancanza di trasparenza di molte amministrazioni siciliane, forse troppe. 

A rispondere alle nostre domande oggi è la prof.ssa Adriana Laudani, avvocato ed esperta internazionale di comunicazione pubblica, nota agli addetti ai lavori come una delle poche donne ad essersi battuta con forza per l’approvazione della Legge quadro sulla comunicazione nelle Pubbliche Amministrazioni (L. 150/2000). In occasione dell’anniversario della morte di Giovanni Falcone, è giusto ricordare che Adriana Laudani è stata anche membro del team del giudice palermitano ucciso dalla mafia proprio negli anni in cui la lotta alla criminalità organizzata in Sicilia partiva proprio dal contrasto alla corruzione nella Pa siciliana. 

  • A quindici anni dall’approvazione della Legge che regola la comunicazione nelle pubbliche amministrazioni italiane, secondo lei a che punto siamo con l’applicazione della Legge 150/2000?

"Io penso proprio che, in particolare in Sicilia, lo stato di attuazione della 150/2000 è carente e insoddisfacente, sia sotto il profilo dei servizi di comunicazione, sia sotto quello dei servizi di informazione. Questo diventa insopportabile e insostenibile in relazione alle nuove normative di trasparenza e anti-corruzione. Nella fase in cui l’Amministrazione deve far divenire la trasparenza la modalità ordinaria di svolgimento delle sue funzioni, la poca attenzione dedicata alla cura dei siti istituzionali, all’utilizzo dei media vecchi e nuovi e alla comunicazione in generale è assolutamente insopportabile. Tutto questo tra l’altro ha comportato anche un deperimento delle competenze professionali che subito dopo l’approvazione della Legge quadro erano andate maturando. Il mio giudizio è gravemente negativo". 

  • Viste le polemiche degli ultimi anni e vista anche la situazione attuale di totale deriva delle strutture destinate alla comunicazione in tutte le Pa regionali, secondo Lei è ancora chiara la distinzione tra i due ruoli di giornalista e comunicatore o no? 
 
"E’ un errore molto grave confondere i due ruoli non solo perché contrario alla previsione della Legge quadro ma anche perché in una società complessa come la nostra le due funzioni distinte, che andrebbero anche coordinate ed integrate, sono ambedue essenziali per far si che l’Amministrazione possa in qualche modo lavorare con i tempi giusti. Confondere il ruolo dell’ufficio stampa con quello affidato alle strutture di comunicazione è un errore gravissimo e questa guerra tra i poveri, per cui tutti fanno comunicazione e tutti fanno informazione, è un errore ancor più grave. Oggi agli uffici stampa è chiesto di svolgere un ruolo molto importante, di coadiuvare il lavoro dei nuovi media con quello dei vecchi media. Io credo proprio che l’ufficio stampa debba coltivare l’attenzione dei nuovi media affinché l’amministrazione favorisca partecipazione e controllo per i cittadini. Altresì, la funzione della comunicazione istituzionale in senso stretto entra in modo pregnante dentro l’intera organizzazione e l’attraversa trasversalmente. Non si svolge solo nelle strutture dedicate ma la sua funzione si deve svolgere all’interno di ogni struttura organizzativa. L’obbligo di trasparenza rende la comunicazione un fattore abilitante. La trasparenza non può essere ridotta alla pubblicazione di un atti e documenti sul sito, essa è finalizzata proprio all’effettiva partecipazione del cittadino. Quindi attraverso la trasparenza devo promuovere da un lato la diffusione della conoscenza, dall’altro la partecipazione attiva. E’ questo il ruolo che spetta in modo pregnante ai comunicatori pubblici. Essa aiuta l’amministrazione ad instaurare un rapporto diverso dell’amministrazione con i cittadini. Un rapporto permanente e continuo grazie anche all’utilizzo delle nuove tecnologie. In ragione delle nuove norme, si chiede - tanto ai professionisti dell’informazione quanto ai comunicatori - di ripensare ed integrare le proprie competenze. Io vedo un pericolo permanente in questo tentativo di confondere i due ruoli". 

  •  Nonostante la legge imponga e sottolinei l’importanza della comunicazione, lo scenario attuale - soprattutto siciliano - ci riporta storie di Amministrazioni, piccole e grandi, in cui innanzitutto non esiste la funzione comunicazione e poi quella della comunicazione istituzione e dell’informazione è sostituita dalla comunicazione politica gestita dal portavoce, azzerando così il principio istituzionale dell’agire comunicativo. Cosa ne pensa?
"Purtroppo tutto questo è reale e deriva da una carenza di ordine culturale politico e amministrativo. In una terra arretrata come la nostra, nessuno dei due vertici, sia amministrativo, sia politico, ha colto il senso e le potenzialità delle funzioni di comunicazione e informazione. La situazione è terribile. Nessuno capisce che le spese per la comunicazione sono investimenti che consentono alle amministrazioni di semplificare l’attività e di risparmiare tantissimo sui costi di gestione".

  • Sono previste sanzioni per chi non applica le norme sulla trasparenza e sulla comunicazione?
"Nei confronti dei dirigenti vi è una importante responsabilità amministrativa per chi non attua le norme sulla trasparenza. La sanzione oggi è più forte di prima proprio perché più complessa la gestione dell’organizzazione". 


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