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Culturale 
di Daniela Saitta  
17/01/2014, 17:49



Confindustria-giovani:-"Basta-proclami!"


 Sud Press 17 Gennaio 2014 Un appello forte ai vertici dell’amministrazione regionale e comunale, è quello lanciato ieri dal presidente di Confindustria Giovani Catania, Antonio Perdichizzi ai nostri m




Un appello forte ai vertici dell’amministrazione regionale e comunale, è quello lanciato ieri dal presidente di Confindustria Giovani Catania, Antonio Perdichizzi ai nostri microfoni. Con una nota, infatti, Confindustria ha fatto presente nei giorni scorsi che la situazione è ormai al limite, serve uno slancio e le amministrazioni, sia locali che nazionali, alias Bianco e Crocetta, non possono più trovare scuse.

"Tanti proclami ma poche attività, è nessario un pragmatismo diverso che dia modo alla politica di impegnarsi davvero. I segnali di ripresa - ha aggiunto il presidente - non bastano per giustificare la situazione gravosa in cui si trovano le imprese locali e nazionali". 

La fase dei lanci di agenzia per i vertici di Confindustria deve fermarsi, l’amministrazione regionale e con essa anche quella comunale deve cominciare a proporre ed attuare soluzioni concrete: "Siamo consapevoli che in una prima fase l’amministrazione dovesse prima mettere mano alla macchina amministrativa - ha aggiunto Perdichizzi - ma adesso è il momento di muoversi, di mettere in pratica i tanti proclami per dare spazio a imprese e giovani di poter crescere".  

All’appello di Perdichizzi si aggiunge a gran voce anche quello del presidente regionale dei giovani di Confindustria, Silvio Ontario, che in una nota scrive: "Abbiamo stabilito un’azione unitaria per portare una serie di proposte operative per riprendere a crescere. Sono proposte mirate, con tanto di copertura, che come Confindustria abbiamo avanzato già a gennaio 2013, ma che le istituzioni purtroppo non hanno ascoltato perché bloccate da veti incrociati - continua Ontario -. Ai parlamentari vogliamo anche ribadire la centralità dell’impresa per la creazione di benessere nel Paese. Oggi dobbiamo fare i conti con una caduta della domanda interna del 21%, contro una media Ue del 4,3% e con 40 posizioni di differenza rispetto alla Germania in termini di competitività e attrazione dell’economia. Con un fisco da confisca e una giustizia incerta e lunghissima. In queste condizioni non c’è legge di stabilità che tenga: noi non riusciamo ad assumere e produrre. È quindi necessario agire subito per crescere. E chi governa ha il dovere di farlo adesso".



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