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Culturale 
di Daniela Saitta  
30/06/2015, 10:30

naso elettronico, roma, ricerca, universit, medicina, tumori



Il-"Naso-Elettronico",-l’invenzione-italiana-capace-di-"annusare"-anche-i-tumori--


 VIDEO! Nella prestigiosa Università di Leuven, in Belgio, Il Blog che Vale incontra uno degli ideatori del Naso Elettronico, il prof. emerito Arnaldo D’Amico.




Il Blog che Vale atterra nel cuore dell’Europa. Nell’ambito di un convegno internazionale - tenutosi nell’Università di Leuven, in Belgio - Valeria Nicolosi e Daniela Saitta hanno incontrato un gruppo di ricercatori italiani di diverse Università della Penisola, impegnati nella presentazione di progetti innovativi, frutto di anni di intensa attività di ricerca in laboratorio. 

E’ di recente pubblicazione, ad esempio, la notizia apparsa su tutti i quotidiani nazionali riguardo la sperimentazione al Policlinico Gemelli di Roma di un "Naso Elettronico" capace di annusare e scoprire precocemente i tumori alla prostata e alla vescica. 

Proprio a Leuven, nell’ambito del VI convegno annuale del progetto U-BIOPRED, dedicato alla Ricerca di terapie alternative all’asma grave, abbiamo incontrato uno dei massimi ideatori del "Naso Elettronico". Lui è Arnaldo D’Amico, professore emerito di Elettronica appartenente al gruppo di Ricerca del Dipartimento di Ingegneria Elettronica dell’Università Tor Vergata di Roma, dove l’attività sensoristica è guidata dal prof. C. Di Natale

Anche se, come ci racconta lo stesso scienziato romano, il primo prototipo di questo strumento nasce in Italia negli anni 80, ad opera di Krishna C. Persaud e George H. Dodd, il primo vero naso elettronico arriva solo negli anni 90’ grazie al lavoro di ingegneri italiani come Davide Fabrizio, Corrado Di Natale, Roberto Paolessi, Martinelli Eugenio dell’Università di Tor Vergata e Pennazza Giorgio, Santonico Marco ora al Campus Biomedico di Roma. 

"Il naso elettronico - ci spiega il professore - è un insieme di otto sensori formati da quarzi oscillanti, su ognuno dei quali ci sono materiali diversi tra di loro che sentono un determinato odore. L’insieme dei risultati, che vengono trattati matematicamente, sono utili per stabilire una stima dei possibili odori che hanno caratterizzato quel particolare momento". 

Oggi questo strumento trova applicazione in più branche della medicina, dell’elettronica e anche dell’ingegneria spaziale ma come ci dice il professore: "Potrebbe essere applicato a qualsiasi settore perché qualunque oggetto emette degli odori che vengono da una chimica interna e che si evolvono nel tempo, a volte anche lentamente. L’attacco chimico dell’odore può durare molto tempo e i suoi prodotti sono specie chimiche che si possono sentire con il naso elettronico. La cosa importante - continua - è capire perché sentiamo odori e poi vediamo immagini. Noi non vediamo immagini, infatti, noi le sentiamo perché tutto muore nella retina e c’è un tipo di elaborazione, tutt’ora poco conosciuta, che ci permette poi di vedere. Andare a capire le cose più intime del nostro sistema è il nostro obiettivo. Noi sentiamo tutto e non vediamo niente. Ma come sentiamo? Attraverso una disposizione di campi che ci portano a creare un imaging in modo innaturale".  

Approfittando dell’occasione, abbiamo anche chiesto all’illustre ricercatore quali siano secondo lui le possibili soluzioni per sostenere la Ricerca in Italia ed evitare che molti dei nostri migliori ricercatori lascino l’Italia verso mete più accoglienti. 

"Io penso che sia diminuita la qualità dell’insegnamento a livello universitario - ci dice - Sono ormai così tanti gli articoli internazionali da consultare per tenersi aggiornati che non c’è più il tempo per razionalizzare tutto nell’ottica di un insegnamento moderno, che tenga conto delle nuove realtà. Nel nostro Paese, - aggiunge - c’è una sofferenza particolare che riguarda le grandi attrezzature, ovvero grandi laboratori di ricerca dove molti lavorano insieme, senza preoccuparsi troppo della carriera o del numero di pubblicazioni da fare. E’ difficile trovare un cluster di ricercatori che si occupano della stessa cosa. Clusterizzare i nostri ricercatori e non disperderli in mille rivoli, credo sia la prima cosa da fare - afferma. Il costo per un ricercatore in Italia è troppo alto - conclude - si dovrebbe pensare ad una distribuzione più equa per le ricerche che hanno veramente validità, per quelle che hanno probabilità di raggiungere risultati prima degli altri perché altrimenti è come correre dietro un treno che andrà sempre più veloce degli altri". 





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