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Culturale 
di Daniela Saitta  
10/07/2015, 14:14

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«Tranquilli,-sotto-i-baffi-papà-sorrideva»


 In una intervista al quotidiano La Stampa, Manfredi afferma: "Il 19 Luglio non ci sarò ... Sono stato educato da mio padre all’etica del lavoro, alla concretezza, al rifiuto delle passerelle"



"Per me, appassionato di calcio, i memorial sono quelli sui campi, non ne esistono altri» - sono le parole di Manfredi Borsellino, figlio di colui che la Sicilia porta e porterà sempre nel cuore come simbolo di legalità e trasparenza. 

Manfredi è il figlio di quel giudice il cui nome è stato tanto, troppe volte, usato ed usurpato per raggiungere interessi di parte e di partito. Manfredi è figlio di quell’eroe che una generazione intera di giovani siciliani ha osannato come simbolo di speranza, di rivalsa, di rivincita, di dignità. Manfredi è il figlio di quel giudice che è morto per la legalità e non è invece "vissuto grazie a questa"Manfredi è il figlio di quell’uomo che era amico di quel Giovanni Falcone, quei due che hanno cambiato la storia ed il volto di un Isola e di una terra troppe volte corrotta e maltrattata. Manfredi Borsellino è il figlio di quell’eroe il cui nome non deve più essere "sfruttato". 

I figli di Borsellino, tutti, quest’anno - e noi diremo finalmente - non parteciperanno alle manifestazioni organizzate per la commemorazione del 23^ anniversario dalla sua uccisione.  In una lunga intervista per il quotidiano "La Stampa", ai microfoni della giornalista Laura Anello, Manfredi - oggi commissario di polizia a Cefalù - racconta: 

«Noi figli non ci saremo. Fiammetta da sei anni passa questo periodo a Pantelleria. Il 19 luglio fa celebrare una messa in memoria di papà in una chiesetta di contrada Khamma, sull’isola, dove entrano a malapena dieci persone. Lucia quest’anno sarà lì con lei. E io sarò in servizio, il 17, il 18 e il 19. Sono stato educato da mio padre all’etica del lavoro, alla concretezza, al rifiuto delle passerelle. Tre anni fa, pochi giorni prima dell’anniversario, abbiamo fatto un blitz contro la criminalità delle Madonie, il migliore modo di commemorarlo». 

E continua:  «Mia sorella ha parlato di antimafia di facciata, e io quelle parole me le sono appese in ufficio, tanto le condivido, tanto mi sembrano arrivare dritte dalla voce di mio padre. Lei è la più figlia di Paolo Borsellino, è quella che ha nel sangue i suoi geni migliori».  Fu lei che volle entrare nella camera mortuaria, quel 19 luglio 1992, lo guardò, lo accarezzò per l’ultima volta e disse alla famiglia: «Tranquilli, sotto i baffi papà sorrideva». 

«Non capisco l’antimafia  come categoria - conclude Manfredi - sembra quasi un modo di costruire carriere. La legalità per me non è facciata, ma la precondizione di qualsiasi attività».




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