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Culturale 
di Daniela Saitta  
15/07/2015, 17:02

religione, arte, islam, senegal



La-religione-ai-tempi-di-Facebook:-quando-arte-e-spiritualità-si-incontrano


 Un innovativo progetto multiculturale sull’arte africana fa da sfondo a una storia di conversione vissuta tra Italia e Senegal.



"Il 23 Aprile 2015 è stato uno dei giorni più belli della mia vita, quello della mia conversione all’Islam. Un processo lento ma forte che sentivo come un bisogno di spiritualità e comunità da colmare, e che alla fine ha placato la mia irrequietezza" - queste le parole di Silvia Lucia Sampugnaro, una brillante trentenne della provincia siracusana, laureata in Comunicazione Internazionale, intessuta di radici e innovazione già nel vestiario, spontaneamente attratta da tutto ciò che è intercultura, esperta di linguaggi artistici a tutto tondo. 

Che sorriso! È stata la prima cosa che ho pensato nel vedere le foto di Silvia condivise sui social. Una sensazione di gioia, pace, soddisfazione sprigionava da quegli occhi. Curiosità, ammirazione e approvazione dai miei nell’incontrare i suoi. Sentirla parlare è stato come ascoltare la voce di migliaia di giovani italiani che hanno l’entusiasmo della ricerca nell’animo e pochi quattrini in tasca, eppure lei ha qualcosa di diverso: la perseveranza e l’accettazione nell’attesa del momento giusto.

"Sono sempre stata attratta dalla cultura africana, in particolare da quella senegalese, che conoscevo dai libri e dalla musica di quel luogo così lontano e che pure sentivo stranamente vicino" - inizia così il racconto di Silvia. "Dopo la laurea con una tesi sperimentale sulle influenze del colonialismo inglese nella cultura e nella lingua nigeriana, sentivo sempre più forte l’esigenza di approfondire il discorso del multiculturalismo ma non con l’occhio dell’Occidente che guarda al resto del mondo in termini esotici, bensì nella maniera opposta. Avevo voglia di capire come il resto del mondo vedesse l’Occidente e lo riflettesse nella propria arte."

Dopo anni di intensa attività come critico d’arte e organizzatrice di mostre ed eventi presso il Centro Voltaire di Catania, una galleria nata dalla volontà di alcuni artisti e docenti dell’Accademia di Belle Arti del capoluogo etneo, Silvia è diventata Cultrice di Storia dell’Arte Contemporanea alla stessa Accademia, entrando in contatto con un mondo di ricerca che se da un lato la stimolava, dall’altro la rendeva insoddisfatta, forse per via di un concetto di arte troppo autoreferenziale e individualistico che non condivideva. 

"Dopo un periodo di stallo personale e professionale, decisi che era arrivato il momento di scommettermi in un progetto tutto mio, partendo da zero". In realtà Silvia, nel 2012, è partita da due, due contatti su Facebook di origine senegalese. Silvia, che conosce bene i meccanismi della comunicazione e le potenzialità dei social network, ha cominciato proprio da lì. "Avevo ben chiaro in mente il progetto: analizzare le sfumature del multiculturalismo nelle arti contemporanee africane, con un focus particolare sul Senegal e l’area metropolitana di Dakar. Per due mesi mi sono sentita una spiona, perché da questi due soli contatti su Facebook ho cercato di rintracciare tra le loro amicizie quanti più artisti possibili. E la scoperta è stata incredibile, sia dal punto di visto numerico che qualitativo. Non solo ho rintracciato centinaia di artisti maturi dal punto di vista tecnico, ma avevo trovato una forma di fare gruppo nell’arte che da noi sembra non esserci più" - racconta con amarezza Silvia - "Nel mondo occidentale, l’artista è per natura un essere isolato e individualista. In Sicilia, poi, l’invidia del successo dell’altro spesso mina l’intero settore. In Senegal, invece, ho conosciuto un gruppo attivissimo e molto sinergico di artisti che si aiutavano e promuovevano l’un l’altro, dove il più grande insegnava la tecnica della tradizione al giovane e questi ricambiava con l’innovazione". 

Grazie ai social network, nel giro di pochi mesi, il numero degli artisti contattati è talmente tanto cresciuto che Silvia ha dovuto fare addirittura una scrematura basata sulla qualità ma anche sul gusto personale, punto su cui lei ci tiene a precisare: "Non ho mai chiesto finanziamenti a nessuno perché volevo mantenere un’autonomia decisionale lungo tutto il progetto. Ovviamente questo ha significato fare tutto a mie spese, e in questo ringrazio tanto la mia famiglia per il supporto economico, oltre che affettivo". 

CARREFOUR DAKAR © è il marchio registrato del progetto di ricerca che studia, da allora, le influenze occidentali nella fotografia come nella pittura e scultura, nella street art e nei graffiti come nella danza, nella moda, nella musica e nella letteratura africana. Il progetto oggi supporta la conoscenza nel mondo di 20 giovani artisti senegalesi, e di alcuni di essi Silvia cura anche l’ufficio stampa e la comunicazione, nonché l’organizzazione di eventi volti a promuovere "la loro voce libera e indipendente, contro ogni stereotipo culturale".  "Sono orgogliosa di dire che alcuni di loro hanno avuto un riconoscimento internazionale grazie al progetto. E che ho ricevuto un invito ufficiale da parte della Biennale di Arte Contemporanea Africana per presentare un nuovo progetto per il prossimo evento che si terrà a Dakar nel 2016."

Ma Silvia non ha conquistato solo un posto rilevante nel mondo della critica d’arte internazionale. Il suo progetto le ha permesso di fare parte integrante della comunità senegalese presente a Catania, che scopriamo essere la più numerosa di tutto il Sud Italia. "Amavo la cultura senegalese fatta di ospitalità, calore, famiglia già prima di conoscerla da vicino, forse perché molto simile alle radici della cultura siciliana, quella di mia madre e di mia nonna. All’inizio notavo molta diffidenza nei miei confronti, soprattutto da parte delle donne. Poi quando pian piano sono entrata nelle loro case, ho capito che in realtà quella compostezza era il segno esteriore di un grande equilibrio interiore. Quello che a me era sempre mancato."

Silvia, dopo tre anni di scambi intensi e cinque mesi vissuti in Senegal, ci racconta che la conversione a una religione e a un modo di vivere che sentiva affine alla propria personalità, l’ha resa vittoriosa ed equilibrata con se stessa e nel rapporto con gli altri. Nessun indottrinamento, solo una libera scelta vissuta come una cura dell’anima e una ricerca continua del perfezionamento.

Contro ogni pregiudizio, Silvia continua a indossare vestiti scollati e gonne alla moda, ha i capelli al vento, va al mare, lavora, vive l’amore e sorride di gioia, pace e soddisfazione. 

As-salamu alaykum, Silvia.


Gli artisti supportati da CARREFOUR DAKAR:

- Dibril Drame, artista fotografo street art, giornalista
- Malick (detto Milcos) Badji, ingegnere informatico e stilista
- Siaka Soppo Traoré, artista fotografo, esperto in fotografia di danza hip hop: 
- Sidy Kandji, fotografo e grafico
- Daouda Corera, artista fotografo
- RBS CREW, graffiti artists
- AlienZik, Hip Hop music
- PPS The Writah, Hip Hop music
- Belya, abbigliamento 
- Mwami, abbigliamento
- Manel Ndoye, visual artist
- Papi Wane, visual artist
- Adjara Kane Leye, visual artist
- Chalys Leye, visual artist
- Thierno Niang, scrittore 
- Khady Jah, scrittrice







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