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Culturale 
di Daniela Saitta  
22/07/2015, 21:23

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Valerio-Nicolosi:-un-filmaker-libero-che-racconta-il-dramma-del-Mediterraneo-in-modo-diverso


 Lui è un filmaker freelance. Con la sua telecamera ha raccontato la strage di Lampedusa e quella della Striscia di Gaza. Il dolore per lui va raccontato con la vita.



E’ strano come il mondo di internet a volte ti riservi sorprese inaspettate. Per chi fa un mestiere come il nostro, tutto può essere fonte di notizia, qualsiasi foto, un nome, un’immagine, un commento, tutto può essere l’inizio di una storia, e magari proprio di una bella storia da raccontare.  

E’ proprio nel momento in cui quella foto o quella frase si trasforma in un istante di vita vera, da dover raccontare, che quel brivido dentro, che alcuni chiamano fiuto ma non sempre lo è, porta l’impulso alla tua mano e le parole iniziano a mescolarsi nella tua mente. E’ in quella frazione di secondo che capisci che l’hai trovata, quella è la storia che cercavi. 

Più o meno è quello che è successo prima dell’incontro con il protagonista della storia di oggi. Il suo nome ha di certo suscitato il mio interesse, poi un commento: "Gaza non è un posto come gli altri, quando lo dici alla tua famiglia sono tutti preoccupati. La domanda che ti fanno è perché?" e poi una foto con l’obiettivo puntato tra le macerie. 

La curiosità ha subito preso il sopravvento e, senza errore, la storia era lì. 

Valerio Nicolosi (che probabilmente è anche un mio lontano parente di cui non sapevo l’esistenza) è un noto videomaker romano ma di origini catanesi. Lavora spesso come freelance per alcune emittenti televisive nazionali, tra cui Sky e la Rai, ma di lui si parla spesso per i suoi documentari "ad alto rischio". Le zone di guerra e le tragedie del Mediterraneo sono le sue passioni. La costante ricerca di una storia da raccontare e da mostrare è ciò che ha permesso il nostro incontro. 

Valerio è, infatti, da poco rientrato dalla Striscia di Gaza, al confine con Israele, lì dove la guerra è ancora in atto. Lì dove Valerio è arrivato per insegnare, come volontario, all’Università Al Aqsa nell’ambito di un progetto di scambio e formazione organizzato dal Cento Vik (centro di scambio Italia-Gaza). 

Dopo pochi giorni di lezione in aula, come lui stesso ci racconta: "La voglia e il bisogno di raccontare Gaza, in modo diverso da come tutti ne parlano, ha preso il sopravvento. Da solo con la mia telecamera mi sono avventurato tra le macerie di una città che in realtà - ci racconta - è ancora viva. I bombardamenti sono ancora in atto ma in una parte della città la gente continua a resistere. Una resistenza - ci spiega - che non è armata perché le armi a Gaza non ci sono proprio, ma che è solo fatta di voglia di vivere, di esserci". Nel suo viaggio tra le immagini di una terra distrutta - ci dice Valerio - attaccata, bombardata, derubata della sua stessa essenza, ciò che rimane: "E’ la forza di resistere, di continuare a vivere". 

"Volevo raccontare la Striscia a modo mio - continua - senza la pretesa di fare un documentario o un film ma con il solo obiettivo di mostrare quella terra per ciò che è, una città ancora viva, dove i ragazzi vanno all’università, stanno tra le strade, sorridono, parlano, giocano e ascoltano ancora musica, quella stessa musica che nel mio video abbiamo usato per raccontare come si svolge la vita in quei luoghi, da un lato i boati dei bombardamenti, dall’altro il suono del rap". 

Nel suo lungo viaggio, Valerio ha scelto di mostrare la Striscia con un videoclip musicale insieme a uno dei rapper più famosi del posto: "Ho unito il rap con McGaza e il parkour, anche questa pratica molto diffusa, cercando di mettere in contrasto la città normale e quella distrutta dagli ultimi tre attacchi d’Israele". Tra le immagini del documentario ci sono anche le bandiere issate sulle case ancora in piedi, un messaggio lanciato agli abitanti dall’altro lato: "Noi resistiamo!". 

Ma Valerio non è solo andato a Gaza per raccontare quella terra, lui ha anche visto con i suoi occhi quella che è ormai una tragedia anche siciliana, gli sbarchi di Lampedusa. 

Imbarcato su una delle navi di Mare Nostrum, all’indomani della strage del 3 ottobre 2013 - che, ricordiamo, ha causato la morte di 328 persone - Valerio ha raccontato, con la sua macchina fotografica, il calvario, il dolore, lo strazio, la violenza e la tragedia di 500 migranti che avevano solo un sogno: "essere di nuovo liberi". Un sogno, ci dice anche il nostro amico: "che non doveva realizzarsi né in Sicilia e né in Italia bensì al di là delle nostre frontiere". 

Il reportage, realizzato per la televisione nazionale tedesca, è incentrato sul racconto del dramma, sulle vicissitudini dei migranti: "Un servizio - come ci spiega - che mostra la tragedia del Mediterraneo seguendo lo sguardo del dolore di quelle persone e non della polemica che vi sta intorno, tra la cattiva gestione delle politiche europee o dell’immigrazione clandestina. Un racconto che punta piuttosto ad una visione cattolica e solidale della vicenda migrazione"

Un racconto - diremo noi - più umano e più realistico. Una visione diversa che lascia anche trasparire l’enorme divario tra il modo di fare informazione dei media italiani e quello degli altri Paesi europei, attenti alla correttezza dell’informazione e lontani, invece, dalla comunicazione del gossip e della "polemica sempre accesa" tipica dei media nostrani. 

Un incontro, quello con Valerio Nicolosi, che ci lascia la possibilità di raccontare le tragedie umane del nostro tempo ma con un sguardo diverso: attento, realistico e obiettivo. Quello di un freelance, quello che in gergo per noi è un uomo libero. 



Note su Valerio Nicolosi: finalista al Lampedusa Festival 2014 con Cañeros. Per ARD ha realizzato Tod Vor Lampedusa. Nel 2014, in Chiapas, ha girato Cesmach (Shot4coffe). Ha diretto i videoclip di Emilio Stella, Alle case popolari (2010), Aria (2013), A testa alta (2014) e Ci vuole tempo per Giampaolo Bianco. Nel 2013, ha diretto la fotografia della web serie Ernesto McBean. E’ stato tra i primi operatori a usare i droni, con la società VideoInVolo. Per la Regione Lazio tiene da 3 anni corsi da filmaker. A Capodanno 2015 ha partecipato a Gaza al Festival di formazione Italia-Gaza. 





FOTO BACKSTAGE: Cristina Mastrandrea


   


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